J E R U S A L E M R O M E O J U L I E T

Liberamente ispirato a “The Tragedy of Romeo and Juliet” di W. Shakespeare

Regia

Drammaturgia
Costumi
Scene
Aiuto Regia
Direttore Tecnico
Ass. Produzione
Consulente Esterno

Juliet
Romeo
Mercuzio
Taahira (ex-Tebaldo)
Cassandra (ex-Frate Lorenzo)
Petra (ex-Nutrice)
Bashir (ex Paride)
Benvolio
François (ex Baldassarre)
Fatma- (ex Sansone)
Rosaline (ex Rosalina)
Laura
Dolores

Fabio Omodei

Paolo Alessandri
Monica Raponi
Elisabetta Mancini
Lodovico Zago
Roberto Bonfantini
Emma Aquino
Hebatallah Ramadan

Angela Ieracitano
Daniele Flamini
Fabio Omodei
Marta Iacopini
Ramona Genna
Flavia Martino
Vincenzo Paolicelli
Leonardo Maltese
Lucrezia Coletti
Ilaria Arcangeli
Valentina Marturini
Beatrice Pellegrino
Raffaella Mancini

Una produzione

LEGGE180 TEATRO
in collab.ne con la

COMPAGNIA GIOVANI SOFIA AMENDOLEA
Si ringrazia la

Accademia Teatrale di Roma Sofia Amendolea

DATE

EXTRA

TRAGEDIA IN DUE ATTI

Una Storia d’amore tra un Cristiano ed una Musulmana

“L’Opera si pone, l’ambizioso obiettivo di portare il pubblico ad una riflessione”specifica”, che possa contribuire a veicolare un vero e proprio “messaggio di pace” che si radica, a piene radici, tra le pieghe dei contraddittori conflitti culturali dei nostri giorni”.

“Un uomo ha il suo Dio, e lui sa che Dio, è uno soltanto. Un altro Uomo, ha un altro Dio, e anche quest’altro Uomo sa che Dio è uno soltanto.” L’Uomo e l’Altro Uomo si incontrano e, sapendo che Dio è uno soltanto, voi direte arriveranno presto a risolvere l’equazione Teosofica in modo rapido e indolore: “Se Dio è uno, e se il tuo Dio è diverso dal mio, vorrà dire che abbiamo dato due nomi diversi all’Unico Dio”… Giusto? E invece No: perché i due uomini, in modo ‘geniale’ – e i loro discendenti – per tremila anni hanno risolto l’equazione in un altro modo: “Se Dio è uno, e se il Tuo Dio non si chiama come il mio, Il Tuo Dio, è sbagliato”.

Un adattamento coraggioso e visionario del regista Fabio Omodei che, in sinergia con la drammaturgia, le scenografie ed i costumi, pone l’ambizioso obiettivo di portare il pubblico ad una riflessione specifica, che possa contribuire a veicolare un vero e proprio messaggio di pace che si radica tra le pieghe dei contraddittori conflitti culturali dei nostri giorni.
“Da anni sognavo di raccontare quello che è forse il più esteso conflitto sociale e culturale dei nostri tempi”- racconta il regista Omodei – “un conflitto spesso fazioso e privo di ‘lucidità’, esattamente come quello, magistralmente universale, che avviene tra Montecchi e Capuleti […] un conflitto che si basa prevalentemente su pregiudizi culturali, e poco su veri dati di fatto.”

Il drammaturgo Alessandri così anticipa alcuni dettagli della riscrittura:
“Jerusalem è il simbolo per antonomasia del conflitto tra opposte fazioni, un conflitto che – se escludiamo gli interessi geopolitici in atto – dura da millenni. E si radica più nelle vene e nella carne, piuttosto che nel cervello, un conflitto tra ‘Noi’, e ‘Gli Altri’ […]  che spesso ci fa dimenticare che ‘noi’, saremo sempre ‘gli altri’ di qualcuno.”  

La Tragedia è ambientata in un futuro post-apocalittico, molto lontano nel tempo e devastato da guerre sempre più deflagranti, che ha dato vita ad un nuovo Medioevo culturale. Un futuro fantastico che, racconta sempre il regista Omodei: “ci ha dato modo di entrare in profondità nel nostro Oggi.”

AMBIENTAZIONE

ANNO 2091 “ P.C.” (2091 anni dopo la “Prima Crociata”, anticamente datata nell’anno 1095/99 Dopo Cristo). L’incessante susseguirsi delle guerre di religione, (Crociate per alcuni, Sacre Guerre per altri) ha devastato l’antico mondo conosciuto, dividendo il ‘Globo’ in due perfette metà – culturali, religiose e geografiche – il cui ombelico è Jerusalem. Le Guerre, sempre più deflagranti, hanno cancellato ogni coscienza dell’antico progresso scientifico, facendo regredire l’uomo ad una nuova era buia in cui Jerusalem, ‘Città Santa’ per entrambe le fazioni, è la contesa Capitale dei due Mondi. Dopo l’Ultima Guerra il Governatore super partes ha imposto la tregua. Ma gli uomini del Principe – FIGLI DELL’OVEST – ed i seguaci dello Sceicco – FRATELLI D’ORIENTE – incuranti, portano avanti il loro odio millenario.

La drammaturgia affida la comprensione del cuore della riscrittura ad un personaggio chiave: Cassandra (ex-Frate Lorenzo). Un carattere super partes e fuori contesto, che non partecipa al conflitto millenario tra FIGLI DELL’OVEST e FRATELLI D’ORIENTE, e che è l’ultimo esponente dell’antico culto del Signore Della Luce. Porta con se un ulivo, simbolo di pace per le due opposte fazioni. I Fratelli d’Oriente, i Capuleti, composti da Donne Guerriere perché gli uomini sono quasi tutti morti; Infatti lo Sceicco le fa addestrare ogni Giorno. Tebaldo diventa Taahira, la Balia diventa Petra, Sansone diventa Fatma e Paride diventa l’inetto Bashir, che vuole sposare Juliet e succedere al Califfato. Dall’Altra parte, i Montecchi, ai personaggi Shakespeariani Romeo, Mercuzio e Benvolio, si aggiunge il personaggio di Francois che sostituisce Baldassarre che è una donna travestiva da uomo per combattere gli infedeli in quanto tra i Figli dell’Ovest combattono solo gli Uomini. Infine Rosaline, tradita e abbandonata da Romeo, accompagnata da altre due novizie Laura e Dolores si allea con Bashir e diventa un anello importante che connette la storia fin qui raccontata al suo estremo epilogo. La Guerra non può generare l’Amore. Tutti perdono. Nessuno si salva. Chi ha commesso l’ Errore?. “Desideravamo questo. Giusto”?.

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